Il sipario si apre, come la tradizione vuole, calandoci all’interno di un incantevole quadretto familiare, dominato da colori caldi e da un’oggettistica che intende rievocare un contesto casereccio e bucolico, incontaminato, digiuno di qualsiasi artificio proprio dell’industria alimentare. Sui ripiani pochissimi ingredienti sfusi e accuratamente collocati in recipienti dalle etichette scritte a mano; di strumenti tecnologici neanche l’ombra, persino la luce pare esser frutto unicamente dei flebili raggi del primo sole mattutino.  Perpetuando nel contempo lo stereotipo femminile, una donna si accinge a maneggiare un impasto di frolla vivida e lucente, che vanta una tale consistenza da fare invidia a quell’innato talento culinario di mia nonna. Un personaggio di sesso maschile, a questo punto, fa il suo ingresso. 

“Cosa stai preparando?” 

(Evito di riportare il dialogo alla lettera cercando di eludere cause legali: questo canovaccio è pressoché valido per qualsiasi tipo di biscotto/merendina propinatoci dai media)

“Biscotti.”

Pausa.

“…Con farina integrale.”

Quindi l’uomo storce il naso, si volta e fa per andarsene.

Come viene interpretata questa cornice, inconsapevolmente, dal nostro cervello?

  1. La donna, per convenzione molto ligia agli aspetti salutistici inerenti a cibo e cura del corpo, risponde alla domanda del nostro attore che sta cucinando dei biscotti (cioè qualcosa di buono e dunque oggi pericoloso in quanto killer della linea) ma con farina integrale.
  2. L’uomo (che ancora per convenzione è solito prestare meno attenzione agli aspetti dietetici) mostra una reazione scettica.
  3. Quindi, sempre inconsciamente, pensiamo (forse anche un po dilettati dalla scena): “Beh, certamente l’uomo screditerà questa scelta (l’integrale) in quanto inconsueta, aderente ai princìpi salutistici e dunque indubbiamente poco allettante sul piano del gusto!”

Di questo ragionamento istintivo e fulmineo ci interessa il fatto che il pubblico ha interiorizzato, automaticamente, la logica che ‘è-una-cosa-sana/dietetica-ma-meno-buona-di-quella-normale.

“…Aspetta, ci metto dentro anche il cioccolato!”

A questo punto, quindi, il volto dell’uomo simula un sorriso, perché il cioccolato, invece, è una cosa buona, alla quale tuttavia bisogna – generalmente –  prestare attenzione perché, si sa, ‘fa-male-e-fa-ingrassare’.

Ma se è fatto con farina integrale cambia tutto, quindi questi biscotti entreranno a far parte della (sempre inconscia ma strutturata in ognuno di noi) categoria dei ‘cibi-si’, quelli che ‘è-possibile-mangiare-senza-preoccupazioni-né-limitazioni’

Per entrare nel vivo della faccenda riporto un po di numeri. I numeri sono oggettivi: mostrano una realtà concreta e inconfutabile.

Prendiamo in esame alcuni semplici valori nutrizionali (per 100 g di prodotto): a sinistra quelli relativi ai biscotti in questione; a destra, per confronto, quelli delle classiche Macine Mulino Bianco (che per chi non li conoscesse sono comunissimi frollini con panna).

Calorie                    483 kcal     482 kcal

Grassi                     22 g         20 g

Carboidrati(di cui zuccheri) 60g(23g) 68g(19g)

Proteine                   7 g          6 g

Fibre                      6 g          2,5 g

Sale                       0,425 g      0,825 g

Vediamo bene che l’unica differenza significativa si presenta a livello del tenore in fibre, senza dubbio preziose componenti della dieta che, comunque, dovrebbero pervenire dal regolare consumo di alimenti come frutta, verdura e una certa quota di cereali (pane, pasta e simili) integrali, non da dei biscotti al cioccolato.

Ma la questione non si esaurisce qui: l’osannato contributo di fibra pare peraltro derivare, leggendo gli ingredienti riportati in etichetta, non tanto dalla percentuale di farina di frumento effettivamente integrale (che per curiosità corrisponde ad un modico 30% e che in realtà si trova in miscela con un 25% di farina di frumento non specificata), quanto dall’aggiunta ex-novo di fibra di frumento.

Adesso… Sicuramente questi biscotti saranno buonissimi. E probabilmente li acquisterò anche io, come ho sempre acquistato le macine. Il punto non è questo. La categorizzazione degli alimenti in ‘buoni&cattivi’ rientra nei miei dettami da Dietista da eludere con cura.

La questione è la consapevolezza del consumatore. La baraonda di pensieri distorti che marketing e mass-media provocano nello sconfinato oceano di idee inerenti al cibo e alla dieta, speculando su psicologia e disinformazione altrui. Poi è normale che uno non ci capisca più niente.

Quando lavorando coi miei pazienti riesco a sgretolare, quantomeno in parte, i saldi preconcetti minuziosamente plasmati dalla società beh, siamo già a più di metà del percorso. E dunque, possiamo festeggiare con qualche macina Mulino Bianco e una tazza di cioccolato rovente.

Dott.ssa Vinci Eleonora Dietista Biologa Nutrizionista

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