Quando soffri di un disturbo alimentare non hai la più pallida idea di cosa sia la fame, di cosa significhi essere sazi, sentirsi pieni, di cosa avresti voglia di mangiare, di cosa NON avresti voglia di mangiare. Quando soffri di un disturbo alimentare vige l’eterno imperativo del “NO”: no ai bisogni del corpo, no ai bisogni del cuore. Vediamo insieme in quale modo i segnali biologici della fame e della sazietà vengono sovvertiti e perché, di conseguenza, l’alimentazione meccanica possa rappresentare in un primo momento uno strumento prezioso.

FAME. Solitamente la fame viene negata. A prescindere dal sottotipo di disturbo alimentare, la fame viene ammessa e concepita soltanto se incoercibile ed incontrollabile, la fame come frutto della restrizione calorica autoimposta. In questo senso l’idea della fame diventa distorta: non basta avere “fame”, bisogna avere “FAME”. Talvolta nel grave sottopeso e nella restrizione cronica il corpo potrebbe spegnere il segnale della fame. Più spesso tuttavia, la fame resta, ed è su questo che si fonda il senso anoressico… “Esisto perché resisto alla fame.”

SAZIAMENTO. Il saziamento è il segnale che determina lo stop del pasto. L’aspetto dicotomico (tutto o niente) non coinvolge soltanto la fame… Il segnale di stop potrebbe subentrare dopo il primo boccone, oppure mai. Tra il mangiare un boccone di pasta o mangiare l’intero vassoio, infatti, potrebbe non esserci alcuna differenza…

Ripienezza. La ripienezza rappresenta la distensione dello stomaco; biologicamente dovrebbe rappresentare un segnale positivo, ma viene vissuto con disagio da chi ha un disturbo alimentare: sentirsi pieno significa automaticamente essere “GRASSO”. Più questa equivalenza viene assecondata, più si ispessisce. La ripienezza può essere elusa attraverso la riduzione delle porzioni oppure attraverso il ricorso al vomito autoindotto. Più restringo e/o più vomito, più mi sento vuoto, più avrò bisogno di restringere e vomitare per sentirmi vuoto. Talvolta invece, la ripienezza viene ricercata attraverso il consumo di alimenti a bassa densità calorica (molto volume, poche calorie), come gli ortaggi o le bevande acaloriche, l’acqua, i liquidi caldi, i prodotti light, ecc. allo scopo di sopprimere il senso di fame. Il problema è che “riempirsi” è ben diverso da “saziarsi”.

Appagamento. Il rapporto tra piacere e disturbo alimentare è controverso (talvolta perverso). Poiché la scelta degli alimenti è solitamente cognitiva (scelgo sulla base della fobia, delle regole dietetiche, del counting, ecc.) raramente il pasto raggiunge dei livelli sufficienti di appagamento. La scelta degli alimenti palatabili viene solitamente confinata agli episodi di discontrollo. Col tempo questo meccanismo fa sì che “quello che mi piace”
diventi automaticamente “quello che mi fa perdere il controllo”.

Sazietà. La sazietà rappresentata il connubio degli elementi che abbiamo appena visto. Normalmente dopo la fine di un pasto completo e bilanciato, il corpo comunica al cervello un messaggio di “pace” che perdura per tre-quattro ore. Poiché nel disturbo alimentare vengono spesso escluse intere categorie di nutrienti (esempio grassi e carboidrati), oppure vengono consumate quantità insufficienti di cibo (e solitamente con scarso livello di appagamento) questo messaggio viene a mancare. Di conseguenza sarà impossibile smettere di continuare a pensare al cibo, nonostante si abbia appena finito di mangiare e si, magari anche nonostante uno spiacevole senso di ripienezza.

Tornare in contatto con i biologici segnali fame-sazietà non è impossibile, ma è un processo lungo e complesso. Prima di tutto è necessario ristabilire un “reset” attraverso l’alimentazione meccanica. Tra i vari vantaggi, l’alimentazione meccanica riduce anche le probabilità di incorrere nelle abbuffate.

Una volta ristabilito uno stato nutrizionale sufficientemente buono (recupero di un peso ragionevole, pattern alimentare normalizzato), è possibile iniziare a lavorare sulla loro interpretazione col supporto del dietista.
Se con l’alimentazione meccanica il messaggio è: “Non ascoltarti e affidati a noi”, con l’alimentazione autonoma il messaggio è: “Ascoltati e fidati di te”.

L’alterazione dei segnali fame-sazietà nei disturbi alimentari: dall’alimentazione meccanica all’alimentazione autonoma

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