Soggiogata dal potente influsso della ‘carbofobia’ odierna, la pasta ha oggi acquisito la spiacevole accezione di ‘alimento ingrassante’. Di conseguenza siamo spinti a cercare di eluderla, limitandone talvolta in modo eccessivo e ingiustificato quantità e/o frequenza fino a giungere, nei casi più eclatanti, alla completa abolizione.
Una scelta di questo tipo va ad intaccare:
✅ la piacevolezza legata al pasto e alla tavola in generale
✅ l’equilibrio dei vari nutrienti in termini percentuali sulle calorie totali (secondo i LARN e come confermato da studi recenti il 50-55% del nostro intake energetico dovrebbe provenire dai carboidrati, soprattutto complessi; il suggerimento è determinato dall’evidenza di un minor rischio di mortalità associato
✅rinunciare alla pasta conduce con elevata probabilità ad incrementare (più o meno consapevolmente) il consumo di alimenti ricchi in zuccheri semplici o grassi – per lo più saturi – come carne, salumi, formaggi o dolciumi, fino ad ottenere l’effetto opposto a quello auspicato (cioè la perdita di peso)
Ciò che porta all’incremento del peso è l’eccesso di energia (calorie) introdotta con gli alimenti rispetto agli effettivi fabbisogni, processo ad oggi agevolato dal surplus alimentare che pervade non più solo il mercato inteso come grande e piccola distribuzione, o la ristorazione; l’eccedenza di cibo viene propinata anche attraverso il mercato dei media, creando un meccanismo finemente capillare ed efficace. Parallelamente assistiamo alla diffusione di uno stile di vita sempre più sedentario.
Facciamo un passo indietro e torniamo alla pasta: purché preparata e consumata ragionevolmente, la pasta può rientrare abitualmente all’interno di qualsiasi dieta salutare ed equilibrata.
Passiamo dalla filosofia (per la quale nutro una profondo e indissolubile relazione platonica) alla pratica e utilizziamo un po’ di numeri.
A seconda di peso, altezza, sesso, età, livello di attività fisica, una porzione standard di pasta può oscillare da un minimo di 60 g ad un valore medio di 80 g, fino ai 100-120 g o più se si è fisicamente attivi; va da se che la porzione raccomandata varia anche a seconda delle (eventuali) altre componenti del pasto: se per esempio consumiamo un pasto completo questo includerà oltre al primo anche un secondo piatto e una porzione di pane. In caso di pasto completo la porzione di pasta dovrà essere più modesta, ma ciò non significa che ‘SE-MANGIO-LA-PASTA-NIENTE-PANE’ : è una questione di numeri. Fondamentale è l’utilizzo e la modalità di condimento: mangiare una carbonara o una pasta al pomodoro, oppure alle zucchine non è la stessa cosa (nota bene: questo non significa che la carbonara sia vietata. È una questione di frequenza, quantità e giornata alimentare nel suo complesso).
Così introdotta la pasta potrà fare parte della nostra dieta abituale, anche come ausilio per prevenire e/o combattere il sovrappeso.
Altra convinzione tanto diffusa quanto errata è quella che, se consumati nella seconda parte della giornata, pasta, pane e più in generale gli alimenti che hanno come principale nutriente i carboidrati, facciano ‘ingrassare’. Non esiste un coprifuoco specifico per la pasta e più in generale per i prodotti ricchi in carboidrati. Piuttosto, includere una quota ponderata di questi alimenti nel pasto serale comporta benefici in termini di digestione (come nel caso della gastrite e/o del reflusso gastroesofageo, nei quali è preferibile consumare gli alimenti ad alto tenore proteico principalmente a pranzo) e di regolazione del sonno. Qualora auspicassimo ad un pasto serale a ridotto apporto energetico (per scelta propria o come indicazione di una terapia nutrizionale) tale riduzione dovrebbe avvenire in modo equilibrato a carico di tutti i nutrienti, cioè mantenendo inalterate le loro percentuali relative sul totale di energia del pasto.
Ciò che ha più rilievo nell’aumento/calo ponderale è la quantità complessiva di calorie che introduciamo nell’intera giornata in rapporto a quanto consumiamo.
Il frazionamento dei pasti poi, è altresì importante per tutta una serie di fattori, ma non fraintendiamo: per esempio, la prima colazione è fondamentale, ma non è che fa dimagrire fare la prima colazione; oppure, consumare uno spuntino dopo tre ore dall’ultimo pasto è buona regola, ma non perché ‘fa alzare il metabolismo’. Colazione e spuntini sono consigliati per evitare di arrivare eccessivamente affamati al pasto principale (pranzo o cena), scongiurando scelte poco adeguate e razionali (cibi ipercalorici e/o iperlipidici, porzioni eccessive, ecc.) che altrimenti si verificherebbero con una certezza quasi matematica.
La pasta è un pilastro insostituibile del modello alimentare mediterraneo, oggi proclamato dall’UNESCO come ‘patrimonio culturale intangibile’ dell’umanità.
Dott.ssa Vinci Eleonora Dietista Biologa Nutrizionista
Meglio la pasta integrale o raffinata? Per scoprirlo clicca qui!


Pasta bianca o pasta integrale?
Per il peso direttamente non fa molta differenza. In termini energetici il discorso non cambia. Le differenze sono da ricondurre a fattori quali la ricchezza in fibra (per la funzionalità intestinale, la sazietà precoce e tardiva e il tempo di assorbimento degli altri nutrienti presenti) e il mantenimento di alcuni minerali persi con la raffinazione. Poi non c’è alcuna differenza tra bianco o integrale. Il primo punto tra l’altro può essere anche raggiunto semplicemente consumando la tua pasta bianca in associazione ad un sugo o ad una porzione di verdure 😃 comunque scriverò sicuramente qualcosa anche a proposito dell’integrale/bianco prima o poi! Seguimi 😃😃
Grazie.
L’ho chiesto perché l’allergologo da cui vado (problemi con lattosio) insiste per una sostituzione. E mi sto abituando a questo approccio, ma non so bene quali siano gli aspetti positivi.
Ti seguo
Controlla il mio articolo a proposito di intolleranze. L’intolleranza al lattosio esiste a differenza di molte altre sciocchezze che circolano oggi, tuttavia non è un’allergia prima cosa (diversa è l’allergia alle proteine del latte), e seconda cosa non c’è alcuna ragione di sostituire i prodotti bianchi con gli integrali: la pasta in sé non contiene lattosio, è il condimento che fa la differenza!
Si si. Quello me l’ha detto anche lui.
Credo che la sostituzione della pasta integrale a quella bianca sia legata alla minor quantità di fibra ed alle proteine. Non è per il lattosio che me la fa togliere.
In fase di disintossicazione, mi ha fatto ridurre per esempio i lieviti perché facevo fatica.
Ora leggo l’articolo.
Grazie mille