Proprio ieri ho fatto una riflessione sui limiti connessi all’alimentazione meccanica e all’approccio del cibo come medicina. Si, questo può essere limitante per millanta motivi, che possono essere riassunti con la metafora dei “Nodi che vengono al pettine”: la responsabilità e la scelta prima o poi arrivano, con i segnali di fame e sazietà prima o poi i conti ce li devi fare, e dal fatto che non ti fidi di nessuno perché prima di tutto non ti fidi di te stesso, un giorno non potrai più scappare.
Però l’alimentazione meccanica può essere un’ancora di salvezza e un punto di partenza.
E non soltanto perché ti permette di constatare l’inconsistenza delle tue insaziabili follie… È che a volte accade qualcosa di molto più importante. E cioè che alcune delle tue paure più folli e irrazionali effettivamente si realizzano. Soltanto che scopri qualcosa che, senza una sorta di “imposizione esterna”, non avresti mai scoperto. E cioè che infondo quelle paure non sono così paurose. Che quello che comporta il loro superamento vale molto di più di quello che avresti potuto perdere a causa della paura delle tue paure.
Amando meccanicamente la vita, capita di accorgersi che sì, infondo questa vita tu la ami, la ami veramente.

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Perché l’alimentazione meccanica non è sufficiente ma (talvolta) è necessaria

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