“Forse, Giulia, potrebbe avere un senso smettere di continuare a pensare alla guarigione ideale, tanto ideale da sembrare una condizione talmente irrealizzabile, così fantascientifica, che ogni giorno che ti svegli mandi tutto a fa**o e ti ripeti che è impossibile, che non hai speranze, che è Troppo rispetto a quel Troppo-poco che se tu, che allora tanto vale trascinarsi avanti così, per inerzia e rassegnazione, perché non ci sarà mai il lieto fine per te, come nei film, come nei libri, come sui social… Perché non provi invece ad abbassare l’asticella, che già di per se è remare contro la filosofia del disturbo? Prova a pensare che il disturbo alimentare non è un qualcosa di definito; ci provano continuamente gli esperti, a definirlo, a classificarlo, a protocollarlo, sfugge sempre qualcosa… Perché è una cosa talmente personale e privata, che per quanto sia fondamentale inquadrarlo da un punto di vista scientifico sarà sempre impossibile ascrivergli un confine pulito. Pensalo come una scala di grigi. Fatti foere un po meno, Giulia. Un po meno grigio ogni giorno, un po meno grigio ogni giorno….”

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“Un po’ meno grigio ogni giorno”

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