“Sai, non penso che possiate capire fino infondo quello che provo. Cioè, si, che il cibo mi terrorizza, questo è abbastanza chiaro… Ma non è così semplice. E non soltanto perché la paura del cibo è molto diversa dalle comuni paure… Cioè, se hai paura dei ragni, i ragni cerchi di evitarli e basta. Ma il cibo non si può evitare, e questo l’ho capito molto bene. Ma c’è di più. Non è soltanto che senza cibo non si può vivere, è che in realtà il cibo è diventato anche il fulcro della mia esistenza. No, non potete capire cosa significa essere terrorizzati da qualcosa che allo stesso tempo rappresenta l’unico motivo per cui ti svegli al mattino. E si, lo so, me lo sento ripetere fino allo sfinimento, che tutto questo è molto triste, che dovrei riempire la mia vita con altre cose, eccetera, eccetera. Che è il cane che si morde la coda, la storia dell’uovo e della gallina, che se prima non mi disintossico dal mio amore perverso per il cibo non sarò sufficientemente motivata a riempire la mia vita con i colori, perché questa malattia funziona così, quando esiste da tanto tempo, “Si struttura”, già, mi fa pensare al cemento, grigio, pesante, resistente, sicuro. Avete ragione, avete ragione su tutto, ma non ci riesco. Però non perdo la speranza. O meglio, la speranza l’avevo persa, ma grazie alla cura l’ho ritrovata. Ogni giorno che mi sveglio mi dò la possibilità di pensare ad un futuro diverso dal presente. Ed è tantissimo. Dottoressa, è tantissimo…”

