È vero che il disturbo alimentare nasce a causa di qualcosa, o meglio, a causa di più cose messe insieme. È in questo senso che si dice che “Il disturbo alimentare non esiste”. È una strategia adattativa che la persona scopre e impara ad utilizzare per sopperire ad alcune difficoltà che rendevano lo stare al mondo un’esperienza molto faticosa e sofferente. È vero che inizialmente è una strategia che “funziona”, o almeno, che sembra funzionare.
È anche vero che, se si mantiene per molto tempo, diventa una malattia a tutti gli effetti, che si struttura e si mantiene da sola a causa di una complessa rete di fattori psicobiologici che si influenzano e si alimentano reciprocamente.
Questo implica che il disturbo alimentare inizia ad esistere e a resistere anche a prescindere dalle cause iniziali.
La complessità della cura risiede nella necessità di tenere di conto sia del possibile significato del sintomo, sia dell’esigenza di interrompere i comportamenti automatici che lo mantengono in vita.
È vero che se restringo e se mi abbuffo esiste una ragione per la quale ho sentito il bisogno di ricorrere alla restrizione e all’abbuffata per stare-meno-peggio, ma è anche vero che non potrò capirci niente se continuo a trascinarmi avanti nel mondo restringendo e abbuffando.
D’altronde alle cose complesse corrispondono letture e soluzioni complesse. Se vogliamo sciogliere i nodi, dobbiamo lasciare che i nodi vengano al pettine…

