Una cara paziente disse: “Mi avete insegnato che guarire non significa che la strada sarà meno difficile. Significa che, nonostante tutto, scegli di andare avanti dritto per la tua strada, scegliendo ogni giorno la cura”. Conversazioni con Giulia, nome di fantasia..
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E sappi che questa mattina ho sentito anche tutto quello che non hai detto. Che sei esausta, che detesti il tuo corpo, che si, lo detesti perché infondo detesti te stessa. Che ci sono giorni in cui apri gli occhi e aneli ancora quei digiuni folli che ti anestetizzano il cuore e ti annebbiano la mente. Che quei complimenti per il coraggio da guerriera non li meriti, perché infondo sei soltanto un impostore. Perché la realtà, è che se tu riuscissi a controllare la mente come un tempo (diamine, maledetta te stessa che hai fallito!) adesso non saresti qui.
Sembra assurdo, ma la guarigione funziona anche così.
Non è una maratona, quella verso la guarigione. Non c’è nessun traguardo, nessun tifo, nessuno striscione e tantomeno nessun premio alla fine della corsa.
La guarigione è fatta di frammenti di amore e dolore.
Devi restare attaccata a quel filo solitario e sottile, con la consapevolezza che scivolare nei vecchi schemi implicherebbe soltanto il ripetersi della storia che ti ha portato qui.
Perché il mondo, che tu lo voglia o no, va avanti, anche se tu resti indietro.
Tieni stretto quel filo, Giulia. Un giorno ti volterai e senza capire come sia successo, quando sia successo, PERCHÉ sia successo… Ti accorgerai di essere entrata anche tu nel mondo.
Sai, infondo mica a tutti capita di nascere due volte…

