“Ti faccio una domanda che può sembrare cretina, ma so che per te non lo sarà. Ma tu perché ti abbuffavi?”
“È una domanda interessante, in effetti. Da una parte è abbastanza scontato. Ho scoperto l’esistenza delle abbuffate perché avevo fame. Avevo una fame tremenda. Poi ho scoperto che mentre abbuffavo POTEVO ESISTERE. Anzi, non è che potevo esistere, quando abbuffavo io ESISTEVO, esistevo davvero. Non puoi capire fino infondo quello che dico, se non l’hai provato…
C’è questa folle credenza che le persone che hanno un disturbo alimentare vogliano sparire dal mondo… È tutto il contrario. Le persone che si ammalano di un disturbo alimentare desiderano la vita, la desiderano disperatamente e incondizionatamente, è che non sanno com’è-che-si-vive. Voglio dire, se tu finalmente scoprissi un modo per riuscire a stare nel mondo, e qualcuno irrompesse bruscamente nella tua esistenza pretendendo di strappartelo per ricominciare tutto da capo… Sinceramente, che faresti?
No, non sono impazzita… Io ho scelto la vita, e continuerò a farlo. Anche se volessi tornare indietro ormai non ci riesco più. Perché ad un certo punto accade che l’orologio si rompe, sai come sono fatti questi nuovi orologi, ripararli costerebbe più che ricomprarne uno nuovo. Cioè, non ne vale la pena, no? Io l’orologio del disturbo alimentare l’ho gettato e non me ne pento. È che non sarebbe potuto andare diversamente da come è andata. C’è un certo corso di eventi.
Ho iniziato ad abbuffare perché avevo fame, ho continuato perché volevo esistere, ho smesso perché, ad un certo punto, ho scelto di cominciare vivere.”

