Una persona molto cara ieri mi ha consigliato la visione di un documentario in cui viene mostrato un caso di anoressia molto grave con esito nefasto.
Penso che in realtà oggi documentari come questi siano poco utili a scopo divulgativo e preventivo, e non soltanto perché le forme pure di disturbo alimentare stanno diventando sempre più rare… Ma perché quello che è importante è passare il messaggio che obiettivamente, nella maggior parte dei casi, dal peso e dal corpo non è possibile evincere niente.
Penso che ci sia bisogno invece di documentari che mostrano cosa si nasconde sotto l’iceberg, gli aspetti che vanno oltre il sintomo alimentare e corporeo.
Anche perché, come scrissi qualche mese fa, il paradosso è che più ci concentriamo sul sintomo, più nelle persone malate si rafforza l’automatismo secondo cui l’espressione del disagio attraverso il sintomo sia funzionale a qualcosa.
È qui che il ruolo del dietista diventa ancora più delicato, perché man a mano che passa tempo dall’inizio del trattamento, il dietista deve essere attento a parlare ANCHE del sintomo (il cibo e il corpo) in un modo che però non vada a rafforzare questo sillogismo (Soffro➡️Esprimo la mia sofferenza attraverso il cibo e il corpo➡️Vengo ascoltato ➡️È ok esprimere la mia sofferenza col sintomo alimentare e corporeo).
Cioè, in poche parole più passa il tempo dall’inizio del trattamento, più bisogna essere bravi a trasmettere in modo graduale e spontaneo il concetto che Il cibo è soltanto cibo.
E il fatto che sia proprio il dietista a trasmettere questo concetto è fondamentale per il paziente, per una questione di ruolo e competenza.
Ringrazio il mio cervello, il mio cuore, la persona bella che mi ha consigliato il documentario, e i infine i carboidrati del pranzo per avermi permesso di fare questa importantissima riflessione.

